Shilajit, la sostanza appiccicosa e simile a catrame che fuoriesce dalle rocce dell'Himalaya e di altre catene montuose, è stata usata nella medicina ayurvedica da secoli. Oggi è commercializzata come stimolatore naturale del testosterone, spesso con una sicurezza ben più elevata rispetto a quella sostenuta dalle evidenze scientifiche. Un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo merita un’analisi attenta, perché ha testato un estratto purificato di shilajit contro il placebo e ha misurato i livelli ormonali reali.
Cosa ha fatto lo studio
Il lavoro, a cura di Pandit e colleghi, è stato pubblicato su Andrologia nel 2016. Ha valutato lo shilajit purificato, descritto come un rasayana ayurvedico (un tonico ringiovanente), su volontari maschi sani di età compresa tra 45 e 55 anni. I partecipanti hanno assunto 250 mg due volte al giorno per 90 giorni consecutivi. Il disegno era randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, lo standard per separare l’effetto reale di un integratore da aspettative e caso.
I ricercatori si sono concentrati sugli ormoni androgeni maschili. Gli esiti chiave erano: testosterone totale, testosterone libero e deidroepiandrosterone solfato (DHEAS). Sono stati monitorati anche gli ormoni gonadotropi, luteinizzante (LH) e follicolo‑stimolante (FSH).
Cosa hanno scoperto
Secondo l’abstract, 90 giorni di shilajit hanno aumentato in modo significativo (p < 0,05) testosterone totale, testosterone libero e DHEAS rispetto al placebo. LH e FSH sono rimasti «ben mantenuti», ossia stabili senza aumenti o diminuzioni notevoli.
L’abstract segnala una significatività statistica ma non fornisce le dimensioni dell’effetto; quindi questo articolo non riporta numeri precisi sull’entità dell’aumento. Chi cita percentuali esatte dovrebbe consultare il documento originale invece di affidarsi al marketing degli integratori.
Perché il risultato su LH e FSH è importante
LH è il segnale pituitario che indica ai testicoli di produrre testosterone. Se una sostanza fa aumentare il testosterone mentre LH sale bruscamente, potrebbe suggerire che il corpo sta compensando qualcosa. Se il testosterone sale mentre LH e FSH rimangono piatti, il quadro è più complesso: potrebbe indicare un meccanismo che non si limita a potenziare il segnale pituitario, ma l’abstract non spiega il perché. Qualsiasi teoria meccanicistica deve restare un’ipotesi finché il paper completo non la supporta.
Il risultato sul DHEAS è altrettanto interessante. DHEAS è un precursore androgeno surrenale che declina con l’età; quindi un suo aumento in uomini sulla quarantina e sulla cinquantina è coerente con l’idea che lo shilajit possa influenzare lo stato androgeno in modo più ampio, non solo il testosterone.
Avvertenze importanti
Il risultato è promettente, ma presenta limiti concreti:
- Campione modesto. Lo studio non è un grande trial multicentrico. Studi con pochi partecipanti possono generare risultati che poi non si replicano, e un singolo studio non costituisce un consenso.
- Uomini di mezza età, non giovani culturisti. I partecipanti avevano tra i 45 e i 55 anni. Il testosterone tende a calare con l’età, perciò un integratore può apparire più efficace in questo gruppo rispetto a un ventenne con livelli già robusti. Non si deve generalizzare a atleti giovani.
- Livelli ormonali non equivalgono a performance. L’abstract riporta solo marcatori ormonali. Non ci sono dati su guadagni di massa muscolare, forza, libido o composizione corporea, quindi non è lecito assumere che un valore di laboratorio più alto si traduca in risultati in palestra.
- Volontari sani. Lo studio non riguarda uomini con ipogonadismo diagnosticato o altre condizioni mediche.
- Estratto purificato. Il trial ha usato una preparazione di shilajit purificata, così come descritta nel paper. Il risultato potrebbe non valere per resina grezza, capsule non controllate o prodotti non verificati.
Cosa trarre in pratica
Dose e durata: Il protocollo studiato è stato 250 mg due volte al giorno (500 mg al giorno) per 90 giorni. È un regime ben definito, quindi non ha molto senso superdosare. Dosi più alte non sono state dimostrate efficaci in questo studio.
La qualità conta. Lo shilajit è un materiale naturale ricavato da rocce montane; se non è ben processato può contenere metalli pesanti, variazioni di acido fulvico e altri contaminanti. Per questo l’uso di un estratto purificato è cruciale. Quando acquisti, cerca prodotti che dichiarino esplicitamente la purificazione e che forniscano test di laboratorio di terze parti, idealmente includendo screening per metalli pesanti (piombo, arsenico, cadmio, mercurio). Un prodotto privo di certificato di analisi è un azzardo.
A chi può interessare: Sulla base di questo studio, il pubblico più pertinente sono uomini sani tra i 45 e i 55 anni interessati a sostenere i livelli androgeni. Giovani, uomini sotto terapia testosterone e chi ha condizioni mediche che influenzano gli ormoni dovrebbero essere cauti nell’estrapolare conclusioni. Chi soffre di patologie della tiroide, della prostata, problemi di ferro o condizioni sensibili agli ormoni, o sta assumendo farmaci, dovrebbe prima consultare un medico. Se sospetti un testosterone basso, fai gli esami del sangue appropriati invece di affidarti a integratori incerti.
Conclusioni
Questo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, fornisce una prima evidenza che lo shilajit purificato a 250 mg due volte al giorno per 90 giorni può aumentare testosterone totale, testosterone libero e DHEAS in uomini sani di mezza età, senza alterare LH e FSH. Questo lo rende più credibile rispetto alla maggior parte delle affermazioni su “booster naturali di T”, basate su tradizione o dati in vitro. Tuttavia, un trial modesto su un’unica fascia d’età è solo un punto di partenza, non una sentenza definitiva. Sarebbero necessari studi di conferma più ampi, misure di risultato come forza e composizione corporea, e dati di sicurezza a lungo termine prima di poter dichiarare lo shilajit una soluzione provata per il testosterone.